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Io ne ho trovato ieri uno del paleozoico

Lo strano caso del pollo congelato a mezzanotte «

Lo strano caso del pollo congelato a mezzanotte
Posted by chiagia under Archivio, Facceride

In molte case c’è un luogo gelido e semisconosciuto alla maggior parte dei visitatori.
E’ il cimitero dei petti di pollo.
Il petto di pollo capisce che non è aria molto tempo prima di arrivarci.
Quando, disteso negli scaffali più nascosti del lunghissimo reparto macelleria dell’ipermercato, ti vede arrivare verso di lui.
Ed è già frustrato perchè lo sa di essere sfigato.
Insipido ed economico, quindi non attrattivo nè per chi compra nè per chi vende.
A volte per consolarsi guarda i suoi vicini, il petto di tacchino che è una specie di suo clone in versione drogata (superinsipido e supereconomico) o, due ripiani sotto, quel buffo struzzo che nessuno mai compra.
O ancora quei ridicoli e penosi ammenicoli tipo spiedini, arrostini e rotolini che pure in confronto a lui fanno l’effetto di Las Vegas e gli fregano pure i clienti.
Anche se vi travestite siete carne bianca, gli grida dietro quando li comprano, vi riconosceranno presto…
Ma la consolazione ha vita breve.
Quando viene il suo turno e cade nel carrello si rende conto del suo ineluttabile destino.
Perchè accanto a lui vede una confezione di bistecche di manzo alte e rosse (morirete di mucca pazza, bestemmia tra sè) o, peggio, il maledetto branzino che anche se sviscerato e squamato ha ancora la forza di guardarlo e di fargli quel ghigno sardonico.
Lo sa, il petto di pollo, che non verrà consumato quella sera.
E nemmeno l’indomani.
Forse immagina che non verrà consumato mai ma rifiuta di accettare quella verità.
Non si rassegna neppure quando, a casa, vede aprirsi il portello del congelatore. Vede in alto a sinistra uno spazio libero. Il suo loculo.
Mi scongeleranno. Sono buono anche da scongelato, sapete.
La carne rossa scongelata fa schifo. Io invece sono buono.
Magari in umido. O con le oliv…
Poi li vede. Attorno a sè.
I suoi fratelli delle spese di un mese prima. Quelli del semestre precedente. A volte, ma è raro, un biennale.
E il mondo gli crolla addosso come la polvere del ghiaccio del congelatore da sbrinare quando gli struscia contro con la confezione.
Finirà come tutti, ora lo sa. Nel cimitero dei petti di pollo.
Il prodotto che nessuno scongela.
Destinato ad essere riesumato al prossimo sbrinamento del freezer.
Leggeranno la sua data di acquisto e diranno così tanto tempo? sarà ancora buono?
Alzeranno le spalle e lo butteranno con i suoi compagni di sventura nella fossa comune dell’umido.
Forse qualcuno di loro risorgerà miracolosamente come Lazzaro trasformandosi in cibo per gatti, che anche se è poco dignitoso per un pollo essere mangiato da un gatto è sempre meglio di niente.
Ma sarà comunque l’eccezione.
Gli altri finiranno nel Paradiso dei petti di pollo.
Che è un posto dove la gente odia il pesce e la carne rossa.

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